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Michele – Venezia

Un disagio che si ripresenta ogni anno quando attendo la nomina per l’ennesimo incarico annuale… Michele di Venezia, insegnante di Religione da 9 anni.

Caro ministro, sono Michele, vengo da Venezia e insegno religione dal 2002 presso un Liceo Scientifico della mia città. Ho iniziato a insegnare nel 2001, e sono 20 anni che sono precario. La decisione di insegnare religione è maturata alla fine degli anni ’90. Mentre mi laureavo in Filosofia presso l’Università Ca’ Foscari. Dopo anni di esperienze educative nello scoutismo e l’anno di Sevizio Civile presso una Comunità di Recupero di tossicodipendenti, ho pensato che l’insegnamento della religione fosse il modo migliore per tenere assieme i miei interessi nello studio con quello sguardo educativo aperto alla persona che avevo appreso negli ambienti associativi frequentati. Così dopo la laurea in filosofia ho intrapreso gli studi di Scienze religiose. Questi vent’anni sono stati pieni di sorprese e soddisfazioni. Conservo il ricordo di tanti ragazzi incontrati in questi anni, persone che ho visto crescere, laurearsi, molti di loro sono rimasti in contatto, alcuni li ho ritrovati come colleghi di altre discipline. Poi ci sono i colleghi, quelli già andati in pensione, e quelli nuovi. Con tutti ho sempre collaborato, condividendo anche le fatiche della quotidianità scolastica, ho imparato molto da tutti, e ho potuto vedere che la scuola può diventare davvero un ambiente familiare. Eppure tutto ciò rimane segnato da un precariato prolungato, un disagio che si ripresenta ogni anno quando attendo la nomina per l’ennesimo incarico annuale, o quando in occasione degli adempimenti di fine mi accorgo di essermi coinvolto in molti progetti senza poter essere retribuito con il bonus per il merito, non essendo di ruolo. E sono vent’anni che continuo a leggere e aggiornarmi per poter migliorare il mio modo di fare scuola, ma è tutto a mie spese perché non ho neppure diritto alla carta del docente.

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