Ore eccedenti: perché a luglio-agosto escono dal cedolino NoiPA (e quando, invece, restano…)
- Saro Cannizzaro

- 4 ore fa
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Sono tanti i docenti che si pongono la domanda. La risposta non è univoca e dipende esclusivamente dalla tipologia. Non tutte le ‘aggiuntive’ infatti, godono dello stesso trattamento giuridico, economico e previdenziale. Nel sistema scolastico se ne distinguono tre macro-categorie.

Con l’arrivo di luglio, molti docenti notano una netta sforbiciata al proprio stipendio su NoiPA (la busta paga digitale dei dipendenti della Pubblica Amministrazione). A sparire dal cedolino sono spesso le ore eccedenti, ovvero quelle ore di insegnamento svolte oltre l’orario ordinario di cattedra. Sono tanti i docenti che si chiedono perché nei mesi estivi queste somme non vengono più pagate? La risposta non è univoca e dipende esclusivamente dalla tipologia di ore assegnate. Non tutte le ore aggiuntive, infatti, godono dello stesso trattamento giuridico, economico e previdenziale. Nel sistema scolastico se ne distinguono tre macro-categorie. Le ore eccedenti istituzionali vengono attribuite quando l’orario settimanale di cattedra supera stabilmente quello ordinario -ad esempio, nella scuola secondaria, quando si passa dalle canoniche 18 ore fino a un massimo di 21-.
Queste ore presentano le caratteristiche più favorevoli in assoluto: a copertura annuale (spettano dal 1° settembre al 31 agosto, continuando a essere retribuite anche a luglio e agosto); garanzie (vengono pagate anche in caso di malattia e sono considerate trattamento fondamentale; previdenza (sono pensionabili al 118%). Dal 2016 il loro iter è più snello, poiché non sono più soggette al controllo preventivo della Ragioneria Territoriale dello Stato (RTS) e vengono trasmesse direttamente per la liquidazione. Se un docente titolare di ore istituzionali subisce un taglio in estate, è molto probabile che si tratti di un errore di caricamento.
La situazione cambia radicalmente quando si parla di ore eccedenti su spezzoni di cattedra, assegnate fino a un massimo di 6 ore settimanali per coprire residui di organico.
Rappresentano la causa principale del calo stipendiale estivo per molti docenti di ruolo a causa di precise regole:
-Scadenza al 30 giugno: il contratto per queste ore cessa normalmente con il termine delle attività didattiche. Di conseguenza, a luglio e agosto non spettano e spariscono da NoiPA
-Natura accessoria: sono considerate emolumenti accessori e non trattamento fondamentale
-Tutele ridotte: non vengono pagate in caso di malattia (l'assenza può generare un debito su NoiPA con recupero delle somme), sono utili per il TFR ma non rilevano ai fini del TFS.
Le ore per le attività alternative alla religione cattolica (fino a 6 ore settimanali) seguono una disciplina ibrida. Pur essendo considerate trattamento fondamentale - e quindi garantite in caso di malattia e pensionabili al 118% senza controllo preventivo della RTS - la loro durata è strettamente legata al calendario scolastico. Salvo rari casi, terminano entro il 30 giugno con la fine delle lezioni o delle attività didattiche, uscendo di fatto dal cedolino dei mesi di luglio e agosto. Va inoltre ricordato un paletto normativo invalicabile: i docenti di religione cattolica non possono svolgere queste ore alternative.
Se da un lato le ore eccedenti rimpolpano lo stipendio durante l'anno, dall'altro richiedono un'attenta valutazione fiscale. Sommando tali somme alla retribuzione ordinaria, aumenta il reddito imponibile. Ciò può comportare il passaggio all'aliquota IRPEF marginale superiore, l'incremento delle addizionali regionali e comunali e un impatto negativo sull'ISEE, con potenziale perdita di bonus o agevolazioni. Una parte del compenso per le ore aggiuntive rischia, in breve, di essere assorbita da una tassazione più severa. Il discorso si ribalta sul fronte previdenziale. Le ore eccedenti restano un ottimo investimento per il futuro: incrementano l'imponibile contributivo, irrobustiscono il montante pensionistico e, a seconda dei casi, ottimizzano la liquidazione del TFR. Per i docenti in regime contributivo o misto, questo effetto non è trascurabile, soprattutto se le ore vengono svolte per molti anni, poiché ogni singola ora aggiuntiva si traduce direttamente in una quota di pensione futura più pesante.
Una parte del compenso per queste ore rischia di essere assorbita da una tassazione più severa. Il discorso si ribalta sul fronte previdenziale. Le ore eccedenti sono un ottimo investimento per il futuro perché incrementano l'imponibile contributivo, irrobustiscono il montante pensionistico e possono ottimizzare la liquidazione del TFR.



