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Privacy a scuola: un tema in evoluzione

È stato divulgato un opuscolo in cui si riportano le norme generali per la privacy tra i banchi di scuola . Si va dal trattamento dei dati personali degli studenti all’utilizzo dei cellulari o della videocamera a scuola.
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A maggio scorso il Garante per la protezione dei dati personali (GPDP) ha reso disponibile, in formato digitale, una pubblicazione inerente alle più diffuse questioni che si pongono nel mondo della scuola in tema di privacy. Ne indichiamo alcune in sintesi.


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Gite scolastiche: foto e video sono l’ingrediente per un’allegra giornata con la propria classe. Non c’è violazione di privacy se sono realizzati per fini personali e destinati a un ambito familiare o amicale; lo stesso vale per foto e video raccolti dai genitori in occasione di recite e saggi scolastici. Diversa è la questione della loro pubblicazione in Internet e sui “social”: in tali casi la diffusione di immagini dei minori richiede, di regola, il consenso informato degli esercenti la responsabilità genitoriale e delle altre persone presenti nelle fotografie e nei video, che diventano accessibili anche a chi è estraneo al contesto della classe.


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Registrare una lezione: può risultare utile per uno studio personale, se anche le disposizioni scolastiche lo consentono. Per ogni altro utilizzo è indispensabile informare le persone coinvolte nella registrazione e ottenerne il consenso. Non è invece ammessa la videoregistrazione della lezione in cui si manifestano le “dinamiche di classe” che concretizzano la libertà di espressione e delle relazioni interpersonali.


Tema in classe: spesso per gli alunni rappresenta l’occasione per raccontare se stessi e il loro contesto socio-familiare. L’insegnante non viola per questo la privacy personale o familiare dei propri alunni. È possibile anche la lettura in classe degli elaborati ma in questo caso spetta al docente (alla sua professionalità) valutarne l’opportunità ai fini di una maturazione del “gruppo classe” e del confronto che può realizzarsi al suo interno. Rimane l’obbligo del docente di custodire gli elaborati degli studenti proprio in considerazione dei contenuti espressi.


Questioni di religione: non riguardano necessariamente la didattica. Trova tutela anche la scelta del pasto nell’ora di mensa se questo può contribuire ad individuare una identità religiosa. Le scuole hanno comunque la necessità di utilizzare i dati che rivelano le convinzioni religiose al fine di garantire la libertà di culto e per la fruizione dell’insegnamento della religione cattolica o delle attività alternative a tale insegnamento.


Non lede la privacy l'insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale.

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