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SE SI INSEGNASSE LA BELLEZZA

A mo’ di prefazione…del libro del Vescovo Mons. Antonio Staglianò “Pop-Theology 9. Fede cattolica e cultura, letteratura e scienza, in circolo solido

L’intervista di Papa Francesco a Rai3, mi ha sollecitato parecchie considerazioni a partire dai vari temi affrontati nel suo discorso. Io penso che se per un attimo riflettiamo sul fatto che la nostra società sta smarrendo il suo essere “comunità sociale ed etica” per divenire quasi una specie di “giungla dei vaffa….”; se riflettiamo sul fatto che nella scuola ci sono tante emergenze educative(disagio giovanile, bullismo, vandalismo, rapporti disfunzionali, fenomeni di aggressione e di violenza, incomunicabilità strisciante, etc…); se riflettiamo su quanto questo tempo di pandemia sta causando, è impossibile rimanere indifferenti. Proprio in un tempo di crisi di relazioni tra società, culture e popoli; in un tempo che necessita di nuova speranza, di nuova rifondazione di valori, c’è bisogno di un’azione di testimonianza più incisiva della Chiesa con il suo “proprium”, che non è quello di una Ong, di un qualsiasi ente umanitario e di assistenza solidale presente nel villaggio globale, ma quello di incarnare il segno visibile della presenza di Cristo nella storia umana, segno proteso a ricostruire la dimensione pubblica della fede evangelica come “bellezza” da professare e vivere in tutti i campi dell’esistenza umana. O la fede cristiana riesce a formare “l’uomo sociale”, un uomo, cioè, che sa leggere criticamente tutte le dimensioni storiche della sua vita (politica, economia, lavoro, cultura, ambiente, etc..) alla luce del vangelo, oppure è destinata ad essere una sorta di verniciatura abbellita con qualche gesto di carità. O la fede cristiana professata riesce ad essere umanizzante e liberante perché ci cambia dentro e ci educa ad una riflessione critica sui valori sociali e al discernimento degli autentici valori di bellezza quali l’amore, il servizio, il dono, il volontariato, la solidarietà, la giustizia , che sono tutti valori umani fondamentali di una società civile e tutti valori esaltati e al centro della cultura cristiano-cattolica, oppure è destinata a perdersi nel mare liquido, mutevole, relativistico del nostro tempo dove non esistono più punti di riferimento ed ognuno va per la sua strada, ritenendola l’unica e la migliore via per la sua felicità. La fede cristiana necessita di essere percepita come adesione personale a Cristo, che non è una tra le tante divinità religiose, ma il figlio di Dio, morto e risorto; Lui è la bellezza fatta storia, e ci invita a fare in Lui una professione di bellezza. Tutti siamo distratti da tante parole e molteplici discorsi. Notate che il contrario di “distratti” è “attratti”. La domanda che dobbiamo porci è la seguente: che cosa può attrarre oggi l’uomo, le donne, i giovani, la famiglia, cosa può suscitare curiosità, cosa può intercettare quelle domande di vero, bello e buono che ognuno ha dentro di sé, cosa può riaccendere la loro curiosità? Da qui il bisogno di testimonianza di una fede percepita come “valore di attrazione”, come bellezza, come processo capace di determinare l’esodo dalla distrazione all’attrazione verso il bene; e mi viene di pensare subito al bel discorso di Peppino Impastato sulla bellezza (tratto da “I Cento Passi”), in cui dice:


“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità… ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Impariamo, dunque, dalla semplicità di Papa Francesco a vedere, vivere la fede come bellezza! Nell’acutissima interpretazione di Impastato, l’insegnamento della bellezza, proprio come la fede evangelica, appare la spina dorsale di un rinnovato senso civico: insegnare la bellezza è un potente antidoto contro la cultura della corruzione e della furbizia e contribuisce a vedere nella fede cristiana un’alternativa all’omertà e alla cupezza tipici dei territori dominati dalle organizzazioni criminali. La bellezza ha certamente in sé il potere di cambiare nel profondo, ma non bisogna temere questo cambiamento perché la bellezza, una volta che si è compresa, appare come tenue fiore dal profumo delicato e porta in sé la forza dell’amore, che non offende, ma esalta la libertà. Quando si vive la fede cristiana non come un peso ma come un’esperienza di bellezza e di libertà, allora la speranza si riaccende perché si comprenderà che è più bello e rende più liberi amare piuttosto che odiare e uccidere, anche solo con la lingua; è più bello e rende più liberi rispettare i genitori piuttosto che ingannarli; è più bello e rende più liberi dire la verità anziché vivere nella menzogna; è più bello e rende più liberi essere rispettosi delle cose altrui anziché vivere di invidia e distruggere i beni che non ci appartengono; è più bello e rende più liberi essere solidali e giusti anziché chiudersi nell’egoismo e commettere ingiustizie; è più bello e rende più liberi il servizio anziché il potere come strumento di manipolazione dell’altro; è più bello e rende più liberi l’umiltà anziché l’autoreferenzialità e l’ostentazione di sé; è più bello e rende più liberi “servire” i più poveri anziché “servirsi” dei poveri; è più bello e rende più liberi saper dire “ho sbagliato, chiedo scusa” anziché dire “io ho sempre ragione”; è più bello e rende più liberi dare la vita, anche fino all’abbassamento(Cristo, pur essendo Dio, umiliò se stesso fino alla morte..) , anziché cercare vittorie che alla fine sono delle vere e proprie sconfitte. Tutti noi siamo cercatori di bellezza perché sappiamo che su questa strada è possibile trovare la luce che illumina la società civile affinché sia capace di stabilire relazioni di convivenza solidale e non di contrapposizione; su questa strada ogni uomo, credente o ateo o di altra religione, potrà trovare spunti di riflessione per orientare il suo ethos, dirigere la sua dimensione coscienziale più intima ed incamminarsi verso la speranza che non delude.

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