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Snadir: dalla rappresentanza alla tutela concreta dei docenti, per una scuola più giusta e stabile


tutela dei docenti

La giornata nazionale promossa lo scorso aprile dalla Federazione Gilda-Unams, dedicata al lavoro delle Rsu e dei delegati, è stata soprattutto un’occasione per fermarsi a guardare la scuola da dentro, senza filtri. Un momento di confronto vero, in cui è emerso con forza ciò che spesso resta sullo sfondo: la scuola vive grazie alle persone che ogni giorno la abitano, la tengono insieme, la fanno funzionare.


Dentro questo quadro, il ruolo dello Snadir si conferma sempre più centrale. Non solo per i risultati elettorali delle RSU della scorsa primavera, che hanno dato un segnale chiaro di fiducia e riconoscimento, ma per la continuità di un lavoro costruito nel tempo, fatto di presenza nelle scuole, ascolto dei colleghi, capacità di entrare nel merito delle questioni.


La rappresentanza, però, non si esaurisce nel consenso. Si misura soprattutto nella capacità di trasformare quella fiducia in tutela concreta. È nella quotidianità delle scuole che si gioca la partita più importante: nelle cattedre, nei contratti, nelle ore di programmazione, nei rapporti con le segreterie scolastiche, nelle scelte che incidono sulla vita professionale dei docenti. È lì che il sindacato deve esserci, con competenza e coerenza.


All’interno della Federazione Gilda-Unams, lo Snadir porta una voce chiara e riconoscibile, che nasce dalla specificità degli insegnanti di religione cattolica ma si inserisce in una visione più ampia della scuola pubblica. Una scuola che deve tornare a essere luogo di crescita culturale e umana, non solo spazio amministrato da procedure sempre più complesse.


Al centro resta un principio semplice e decisivo: la libertà di insegnamento, sancita dall’Articolo 33 della Costituzione italiana. È da qui che discende tutto il resto: la dignità del lavoro docente, il riconoscimento professionale, il valore sociale dell’insegnamento. Senza questo fondamento, anche le migliori riforme restano incomplete.


Accanto a questo, si impone con forza il tema delle condizioni di lavoro. La scuola ha bisogno di stabilità, di percorsi di reclutamento chiari e continui, capaci di dare certezze a chi insegna e di valorizzare le competenze acquisite sul campo. Ha bisogno anche di una semplificazione reale degli adempimenti burocratici, che oggi sottraggono tempo ed energie alla dimensione educativa.


In questa direzione, lo Snadir continua a indicare alcune priorità che parlano con chiarezza al legislatore: il riconoscimento della pari dignità lavorativa e contrattuale per i docenti di religione cattolica; l’incremento dei posti di ruolo dal 70% al 95%; l’assunzione su tutti i posti vacanti e disponibili; l’assegnazione della titolarità di sede per garantire stabilità professionale; l’apertura alla mobilità professionale, secondo criteri di equità e valorizzazione delle competenze; la valutazione dell’irc secondo le stesse modalità delle altre discipline, l’istituzione della classe di concorso per l’irc.


Sono proposte che nascono dall’esperienza concreta delle scuole, e proprio per questo hanno un peso specifico: raccontano ciò che serve davvero per rendere la scuola più giusta, più stabile, più vicina alle persone che la vivono ogni giorno.


La sfida, oggi, è tutta qui: trasformare l’ascolto in decisione, e la rappresentanza in cambiamento reale. Con uno sguardo che parte dalle aule e arriva alle istituzioni, senza mai perdere di vista ciò che conta davvero


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