L’insegnamento della Religione cattolica è un ‘laboratorium’ interculturale per la formazione integrale degli studenti
- Domenico Pisana

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RUBRICA: RIFLESSIONI OLTRE LA SOGLIA

Nella scuola l’Insegnamento della religione cattolica non è “portare avanti un programma” ma educare persone aiutandole a dare un significato di senso alle cose che studiano e affrontando tematiche che possono riguardare l’amore, l’amicizia, il senso della vita, la sofferenza, il dolore, la nascita, la morte, la vita dopo la morte, la violenza, la sessualità, la bioetica, l’ambiente, la legalità, il rapporto genitori e figli, la solidarietà, la condizione della donna, la pace, la giustizia. Insomma tematiche interdisciplinari che hanno radicamenti valoriali, culturali ed esistenziali nella Bibbia.
Questa visione scaturisce dal discorso di Papa Leone XIV al recente convegno degli insegnanti di religione, ove ha messo l’accento sul “dialogo con gli altri campi del sapere e della ricerca religiosa”, indicandolo come una strada da percorrere. Ci sono, del resto, tante tematiche interdisciplinari, come già evidenziato, su cui gli studenti possono discutere e riflettere in dialogo con altri campi del sapere. Il tema del male, ad esempio, può essere trattato sia con l’insegnante di religione attraverso una esegesi biblica, sia con il docente di filosofia quando affronta Platone, Aristotele, S. Agostino, Nietzsche, coinvolgendo così gli studenti in modo più dinamico e interattivo.
La scuola, attraverso le varie discipline, deve oggi rendere il sapere “significativo ed attuale” e in questa direzione il ruolo del docente di religione è centrale e fondamentale, perché egli non è uno che trasmette solo nozioni, concetti asettici ma soprattutto un educatore che trasforma i concetti, le nozioni in sapienza di vita. Al docente di religione non può, infatti, interessare soltanto che l’alunno dica “io so” cioè “ho imparato, acquisito conoscenze per ripeterle” ma che dica “io-sono” cioè che abbia preso consapevolezza di ciò che consegue dallo studio della religione e dell’impatto che ha nella sua formazione personale di uomo e di cittadino.
L’insegnamento della religione, in questa prospettiva, deve sempre più tendere a diventare un ‘laboratorium’ dove si pone in essere una didattica per competenze; deve connotarsi come una ‘disciplina di senso’ capace di fare interrogare tutti, credenti e non, sulle domande ultime, sugli eterni ed assillanti interrogativi che riguardano il senso della vita umana. La didattica dell’IRC deve, in sostanza, puntare molto sul dialogo e un dialogo che abbia la finalità di far conoscere e riflettere. Un dialogo esistenziale capace di suscitare e mantenere il rispetto dell’alterità, di lasciar parlare l’altro, di dare punti di riferimento educativi per la formazione integrale della persona e per la vita. E’ questo il compito di ogni insegnante: con-vivere col suo alunno nel senso profondo del termine, aprendogli orizzonti di crescita culturale, umana e civile.
L’insegnante di religione cattolica deve puntare sul dialogo che abbia la finalità di far conoscere e riflettere. Esistenziale per suscitare e mantenere il rispetto dell’alterità, di lasciar parlare l’altro, di dare punti di riferimento per la formazione integrale della persona e per la vita.



