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Tre compiti per un insegnamento creativo

Se partiamo dal presupposto che il compito dell’insegnamento non è solo insegnare delle discipline, ma farsi capire dagli alunni e motivarli allo studio, allora acquistano attualità le parole di Ken Robinson:

Quello dell’insegnamento è un lavoro creativo. Uno dei motivi per i quali le scuole falliscono e i sistemi incespicano e che sia gli insegnanti sia gli studenti perdono interesse. Ci sono docenti che non hanno interesse per l’apprendimento non hanno alcun dono per l’insegnamento (…). Tuttavia ci sono anche molti buoni insegnanti i cui istinti creativi sono frenati dall’istruzione standardizzata e la cui efficacia e di conseguenza ridotta. Per sviluppare una cultura creativa nelle scuole è necessario dare nuova energia alle capacità creative degli insegnanti” (1)

Queste parole rispecchiano delle idee che soprattutto la nuova generazione di docenti condivide. In molti convegni abbiamo affrontato questi argomenti, allora perché ci troviamo bloccati da un’impasse che ci impedisce di realizzare appieno questo insegnamento creativo, questo bisogno di novità e cambiamento per superare la metodologia tradizionale dello “spiego” e “interrogo”.

Robinson sostiene che per insegnare ad usare la creatività anche con gli alunni sono necessari tre compiti per noi docenti:

INCORAGGIARE. Se l’alunno non viene incoraggiato ad essere creativo, difficilmente raggiungerà questo obiettivo. Per fare ciò occorre dare la possibilità di tentare qualcosa di nuovo e credere in ciò stimolando la loro intraprendenza.

RICONOSCERE. Come necessità di aiutare lo studente a scoprire le proprie risorse creative, i propri talenti presenti in se stesso. E’ logico se l’obiettivo del docente è soltanto uno studio in vista della valutazione, una ripetizione quasi mnemonica degli appunti dettati, sarà difficile riconoscere le capacità creative dell’alunno e far fruttare quanto di buono e specifico lui possiede.

SVILUPPARE. Terzo punto quello di aiutare a sviluppare le abilità di lavoro creativo autonomo permettendo all’alunno sperimentazioni che permettano anche di sbagliare, facilitando la crescita di idee nuove, incoraggiando il pensiero critico e la sua immaginazione, favorendo il lavoro di gruppo per permettere la scoperta dei propri interessi e lo sviluppo della creatività.

Questi solo alcuni spunti proposti che potremmo fare nostri con l’obiettivo di aiutare gli alunni e noi stessi a gestire più efficacemente la vita scolastica, aprendosi a idee nuove e costruttive. Potremo allora fare nostra la frase di Friedman per credere in ciò che sembra utopico: “Di solito i pessimisti hanno ragione e gli ottimisti torto, ma tutti i grandi cambiamenti sono stati realizzati dagli ottimisti”.

(1) Robinson K., Fuori di testa, Erickson, Trento 2011. Pag 256. Per l’articolo prendo lo spunto anche dalle pagg. 258-259.

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