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Tullio – Palermo

Se i tempi non sono maturi per una procedura straordinaria, allora è bene confrontarsi su una procedura più seria Tullio di Palermo, insegnante di Religione da 19 anni

Caro Ministro, sono il professore Tullio, insegno presso gli Istituti Superiori di Palermo dall’anno scolastico 2002/2003, sono sposato, ho un figlio e vivo questa ingiusta situazione di precarietà da 18 anni, con il prossimo saranno 19. A 45 anni mi trovo ancora a dover pensare a quale potrà essere il mio futuro, mentre dovrei concentrarmi su quello di mio figlio, aiutarlo a costruire il suo progetto di vita, provare a dare serenità a lui, e concentrarmi sul futuro della mia famiglia. Dovrei e vorrei dedicarmi alla mia formazione, per svolgere al meglio il mio lavoro a scuola, non vivere nell’ansia di cosa potrà accadermi domani. Ho conseguito come tanti miei colleghi i titoli necessari per insegnare, ad oggi per migliorare la mia formazione, sono iscritto al dottorato in teologia; da 10 anni sono docente invitato presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia contribuendo alla formazione di decine di nuovi IDR. Sono idoneo ad insegnare ai futuri docenti di religione ma, non idoneo per lo Stato che ritiene di dover verificare la mia preparazione dopo quasi 20 anni di insegnamento continuativo e migliaia di studenti incontrati lungo questo percorso. Questo è assurdo ed iniquo! La nostra preparazione è stata vagliata negli anni dalle famiglie e dai nostri studenti che continuano a scegliere volontariamente l’insegnamento della religione cattolica, per una quota di avvalentesi che nel mio istituto supera il 95%. Ho dovuto attendere ben 17 anni prima di potere accedere al mutuo e mi è stato concesso dopo tanti rifiuti, perché mia moglie, nel frattempo, è passata di ruolo e può garantire con il suo contratto a tempo indeterminato. Non è facile spiegare cosa si vive in queste situazioni, quello che si vive nell’interiorità in questi momenti è difficile da tradurre in una frase, solo chi li ha vissuti può comprendere! Tanti sacrifici per stare nella scuola con professionalità, tanto tempo sottratto alla famiglia, agli affetti, alle relazioni personali, potrebbero essere frantumati da una iniqua procedura prevista dall’art.1bis della legge 159/2019. Siamo docenti abilitati, così come recita un parere del Consiglio di Stato del 1958. Io come tanti altri colleghi IDR ci configuriamo nella posizione giuridica di N05 ovvero, incaricati annuali con ricostruzione di carriera, cioè inquadrati dal ministero quali docenti assimilati economicamente a quelli a tempo indeterminato. Purtroppo, l’art. 1bis sopra menzionato, prevede una procedura iniqua e ingiusta per la nostra “effettiva” assunzione a tempo indeterminato; iniqua e ingiusta perché tutti gli altri docenti precari che insegnano da più di tre anni consecutivi sono stati assunti, con procedura straordinaria (solo per ricordarne una la 107/2015). Non chiediamo privilegi, vogliamo una procedura straordinaria così come è stato fatto per altri colleghi che erano nella nostra stessa condizione. Se i tempi non sono maturi per una procedura straordinaria, allora è bene fermarsi e riflettere ancora un poco. Torniamo a confrontarci su una procedura seria che restituisca dignità lavorativa agli IDR con oltre tre anni di servizio che hanno dimostrato negli anni e in aula la loro professionalità e serietà, tanto è vero che molti di noi, compreso il sottoscritto, collaborano con i propri Dirigenti Scolastici in diverse funzioni all’interno delle proprie istituzioni scolastiche da molti anni. Una discriminazione del genere è già oggetto di parere presso la corte di giustizia europea che ha riservato in più occasioni parole durissime contro l’iniqua situazione dei docenti. Chiediamo da sud a nord una procedura straordinaria non selettiva che tuteli la nostra professionalità, le nostre famiglie e il nostro futuro.

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