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Una scuola di tutti e di ciascuno

“Riconoscere l’unità in seno alla diversità, la diversità in seno all’unita (…) Riconoscere l’unità umana attraverso le diversità culturali, le diversità individuali e culturali attraverso l’unità umana”. (E. Morin)

Certamente l’obiettivo principale della scuola di oggi dovrebbe essere quello di riformare l’insegnamento verso la formazione di una testa “ben fatta” piuttosto di una testa “ben piena”.

Questo “passaggio” consentirebbe di rispondere alle sfide quotidiane di globalizzazione e di complessità a cui la scuola è chiamata a rispondere. Se il fine dell’educazione è la formazione dell’uomo planetario descritto da Morin, ovvero un uomo destinato a vivere in una realtà globalizzata, una realtà ed una società che comprende tutto il mondo, è necessario formare l’identità capace di radicarsi nella propria specifica cultura, ma anche capace di allargare la comprensione e la partecipazione fino ad includere l’intera umanità.

L’ambiente scolastico è terreno fertile per sperimentare forme di inclusione che permettano a tutti di poter partecipare, senza dover evidenziare o etichettare, ma riuscendo a costruire un nuovo modo di pensare. Scuola, quindi, come vera comunità di pratica, dove poter dar luogo a nuove modalità originali di apprendimento, sfidare ciò che viene imposto come standard, prendendo in esame la possibilità di percorrere e scrivere nuove strategie per contribuire alla consapevolezza di ognuno.

Uno dei principali compiti dell’insegnamento è proprio il formare alla comprensione alla pace e alla tolleranza, rivedendo criticamente i concetti di razza, sviluppo, uguaglianza, integrazione, inclusione; favorendo l’acquisizione di abilita superiori di metacognizione, valorizzando così l’alterità e l’eterogeneità.

Insegnare in una scuola multiculturale, significa aver chiaro il concetto di multiculturalità, capirne il possibile modello educativo, dirigendo i nostri interventi verso il potenziamento di quelle strutture che contraddistinguono l’interculturalità, come ad esempio lo sguardo antropologico che porta all’acquisizione di un’ottica di distacco dal “noi” che siamo, da quel noi che incorporiamo, prestando attenzione a ciò che è diverso e mutevole. 

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