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Una sfida sui social: l’ennesima che ha generato la morte di un’adolescente palermitana che partecip

Una sfida sui social, l’ennesima che ha generato una vittima. É quanto accaduto lo scorso 22 gennaio a Palermo dove a perdere la vita è stata la piccola Antonella di 10 anni. La giovane aveva accettato di partecipare ad un gioco chiamato “Blackout challenge” dove la prova richiesta era quella di allacciare una cintura intorno al collo e resistere più a lungo possibile. La dura prova ha spezzato la vita di una bambina che si affacciava al periodo più bello della vita. L’ennesima morte generata dalle sfide social pone senza dubbio davanti a degli interrogativi che abbiamo approfondito con Stefano Callipo, presidente Osservatorio Violenza e Suicidio, psicologo clinico, giuridico e psicoterapeuta.

D. Qual è l’età migliore per approcciarsi al mondo dei social? R. L’età degli utenti dei social più diffusi – afferma Callipo – si abbassa sempre di più, non è raro vedere bambini di 7/8 anni navigare agevolmente sui social. Fino a poco tempo fa l’età minima per registrare un account era di 13 anni, oggi l’età minima per l’accesso libero ai social network è di 14 anni. Tra i 13 e i 14 anni serve invece l’esplicita autorizzazione di entrambi i genitori. Questo grazie all’entrata in vigore del Decreto legislativo 10 agosto 2018 n.101, voluto dal Garante. Il nuovo regolamento europeo sulla privacy (GDPR) fissa in realtà l’età minima di 16 anni per iscriversi autonomamente. Inoltre recentemente, alla luce degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto la morte di bambini ispirandosi ai video di Tik Tok, il Garante ha disposto il blocco dell’uso dei dati senza l’accertamento dell’età. Tale social permette di iscriversi alla sua piattaforma a 13, sapendo la facilità con la quale minori di età ben inferiore aggirassero il divieto. Non esiste un’età precisa per navigare – spiega Stefano Callipo – , poiché ciò dipende da vari fattori, non ultimo la presenza educativa genitoriale. Tuttavia anche a 13 anni, visti i contenuti dei social, si è ancora troppo piccoli per percepire i pericoli. Per i bambini la navigazione dovrebbe essere contenuta nella durata e controllata, sia pur a distanza, dai genitori. Un consiglio è quello di abituare i ragazzi, sin da bambini, a navigare in presenza dei genitori, nella stessa stanza. Magari condividendo insieme i contenuti.

D. Il punto è capire allora cosa spinge alcuni di loro ad accettare le sfide. R. A riguardo il presidente dell’Osservatorio ci dice che per gli adolescenti le sfide hanno un forte fascino attrattivo, più sono estreme più cresce il bisogno di apparire, di mostrarsi vincitore, non soltanto sotto gli occhi dei pari, ma anche dei propri. Un’occasione da un lato di far crescere la propria autostima e dall’altro di affermare il proprio sé nel gruppo dei pari, con l’obiettivo di elicitare in loro stima e ammirazione. A volte anche la bassa autostima può costituire l’elemento propulsivo per entrare in una sfida.

D. A cosa bisogna stare attenti e quali sono quei campanelli di allarme che devono mettere in allerta i genitori dei ragazzi? R. I bambini e gli adolescenti tendono a sopravvalutare le proprie capacità e a sottovalutare i rischi. Ecco perche si accettano con facilità le sfide, più estreme sono è più hanno fascino attrattivo. I campanelli di allarme che ci possono allertare possono essere l’isolarsi in famiglia sempre di più con il proprio smarphone, manifestare frequente irritabilità, isolarsi persino con gli amici, avere problemi del sonno e talvolta anche alimentari. Non raro vedere alternare momenti di rabbia e nervosismo a momenti in cui il ragazzo appare depresso.

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