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VITA DI GRUPPO: ESPERIENZA FONDAMENTALE PER L’ALUNNO

La vita di gruppo dei nostri alunni, all’interno della classe, può essere un’esperienza positiva o trasformarsi in un momento di sofferenza e incomprensione. Ci accorgiamo del vissuto positivo allorché l’alunno viene volentieri a scuola, ha un giudizio assertivo di sé e della classe, interviene durante la lezione. Talvolta capita di incontrare, invece, dei ragazzi che esprimono sentimenti negativi, dicono di non valere e fanno auto sabotaggio su stessi durante la lezione e anche all’interrogazione. La vita di gruppo si presta a questo tipo di inquinamenti, incomprensioni, sta al docente capire la situazione, cogliere il momento per intervenire e sapere cosa dire. Dietro un atteggiamento del genere spesso si nasconde la fragilità, la paura di essere preso in giro, il credere di non valere. Il compito di noi docenti è quello di essere attenti ai segnali che si presentano in classe. Questi segnali spesso gli ignoriamo, oppure ci troviamo a fare la ramanzina alla classe. Ho visto colleghi che, di fronte a certe difficoltà, chiedevano l’intervento del preside o ricorrevano alla solita nota di intimidazione. Nel momento in cui un soggetto viene preso di mira, l’insegnante ha poco tempo per intervenire e farlo in maniera fruttuosa. Di fronte ad una situazione del genere la cosa più utile da fare è quella di porre della domande per aiutare i ragazzi a capire quanto sta accadendo. Per esempio si può chiedere alla classe se ricordano un episodio in cui sono stati anche loro derisi e si cerca di far rivivere quella situazione. Il docente può andare alla lavagna e scrivere le emozioni, cercare opzioni alla risoluzione del problema. E’ importante il tono che viene usato. Ci vuole fermezza, ma deve passare il messaggio che chiunque abbia riso o preso in giro il compagno non verrà necessariamente punito. Può capitare che lo stesso alunno deriso, per essere accettato dai bulli, rida con loro e minimizzi l’accaduto. L’insegnate per far capire il messaggio può dire al ragazzo che lui al suo posto si sentirebbe triste e non è il miglior modo per farsi accettare dagli altri. Per quanto riguarda i ragazzi che amano prendere in giro credo sia utile far capire la differenza tra umorismo e derisione e chiedere se a loro piaccia essere presi in giro. Se ben usato, questo che poteva essere un momento di difficoltà per un alunno, si può trasformare in qualcosa di costruttivo per la classe, può diventare l’occasione di maggiore coesione, capendo che il sarcasmo può essere sostituito da una risata in compagnia che aiuta tutti a sentirsi migliori.improntato sul dialogo e la crescita.

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