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Con guerra, odio e violenza dove andiamo a finire?

Rispondendo all’odio con l’odio si accresce la grandezza e la profondità dell’odio stesso”. Parole pronunciate e vissute da Gandhi e che aprono una prospettiva diversa a quanto sentiamo quotidianamente.
Guerra odio violenza

L’odio può essere sconfitto soltanto con l’amore. Rispondendo all’odio con l’odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso”. Queste parole pronunciate e vissute durante la sua intera esistenza da Gandhi, aprono una prospettiva diversa a quanto sentiamo quotidianamente nei tg, nei dibattiti in tv e sui social. Con i miei alunni/e abbiamo provato a capire il significato del pensiero gandhiano e, soprattutto, se esso sia attuale o superato. Con mio grande stupore, nei dialoghi avuti in diverse classi, ho visto in tutti il desiderio di far tacere le armi superando i vari schieramenti e le singole simpatie…nonostante avessimo tra noi alcune ragazze musulmane.


Un’alunna ci ha proposto un pensiero di Margherita Hack che tutti hanno ritenuto significativo nel capire l’attuale crisi Israelo-Palestinese: “Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra”. Credo veramente sia riassuntivo del pensiero e dell’auspicio di tanti di noi. Le ragioni le hanno tutti, i motivi per contrattaccare, le scuse per continuare a combattere. Ma dal dibattito è emerso, ciò che da sempre diciamo e troviamo scritto anche nei vangeli, il muro contro muro, l’odio, la violenza, la vendetta portano alla morte e alla distruzione inesorabile dell’umanità. La Russia sino a due giorni fa minacciava l’Europa e l’America di usare le armi nucleari, Hamas cerca alleati nei continenti arabi per una rivolta anti-Israele, Israele risponde con i bombardamenti: Dove andremo a finire?


Dobbiamo cambiare rotta, avere il coraggio di dire no alla violenza e lavorare per la pace e il rispetto reciproco. Disse una volta J. Kennedy “Quelli che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche, rendono le rivoluzioni violente inevitabili”. Lavoriamo tutti per la pace e la non violenza.


Margherita Hack: “Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare. Rigettiamo ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra”.

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