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La bibbia al centro dell’IRC

C’è una domanda fondamentale da porsi, che è la seguente: Che cosa significa e come si fa a fare didattica con la Bibbia? Come si può far diventare centrale nell’IRC il testo della Bibbia? C’è un problema di metodo, di un come , di un processo che deve essere non catechetico ma culturale, storico e antropologico, interpretativo ed esistenziale, morale ed ecclesiale, esegetico e contenutistico. La Bibbia, è certo, consente di tenere la barra dritta nell’ora di religione, nel senso che essa dà conferma al docente e agli studenti che si sta facendo un’ora di religione cattolica e non un’ora di antropologia, sociologia, psicologia, storia delle religioni, morale, cittadinanza, costituzione attualità , etc… Esistono programmi di ora alternativa che si occupano, ad esempio di costituzione e cittadinanza, legalità, diritti civili; se l’ora di religione perde la sua identità epistemologica e diventa un’altra ora alternativa dirimpettaia in cui si trattano gli stessi temi con una sorta, che differenza farebbe scegliere l’una o l’altra! Qui il crinale può essere dato proprio dalla Bibbia, perché su qualsiasi tematica oggetto di studio nella didattica dell’IRC,( tematica sociale, morale, ecclesiale, dottrinale, interculturale, interreligiosa), la Bibbia offre la sua visione. Fare didattica laboratoriale con la Bibbia significa far acquisire competenze in ordine alla comprensione della visione della storia dell’umanità; nessuno, certo, è chiamato a convertirsi alla visione della Bibbia, ma tutti sono chiamati , se sono avvalentesi della religione cattolica, a conoscere la proposta culturale che offre loro la Bibbia su tutti i temi che riguardano l’esistenza di ogni uomo: la vita, la morte, il bene e il male, il peccato, l’ambiente e il creato, l’aldilà e la vita dopo la morte, l’educazione, l’amicizia , il rapporto uomo-donna, la fratellanza, il perdono, la giustizia , la legalità, la solidarietà, la politica, il lavoro, l’accoglienza, la sessualità e la lussuria, l’omosessualità, la famiglia, la comunità cristiana e la comunità sociale, l’etica , la politica, la pace, la violenza, la guerra, l’ira, la prepotenza e la superbia, i rapporti tra i popoli di culture diverse e religioni diverse. Su tutti questi temi, che sicuramente, lungo il corso di studi, interessano gli studenti e che sono di alto valore formativo nelle Indicazioni sull’insegnamento della religione, senza la Bibbia si rischia di fare altro, semplice scambio di opinioni; la Bibbia invece fa tenere la barra dritta ; essa certo non offre ricette, soluzioni tecniche, dottrine etiche, ma la sua apertura è notevole: a)per i credenti diventa la visione salvifica del Dio fatto uomo in Gesù di Nazaret; b) per i non credenti una visione filosofica dell’esistenza; c) per altre religioni un visione di confronto. Quando si parla di “mettere al centro la Bibbia”, di fare didattica con la Bibbia , non si tratta dunque di limitarsi a qualche citazione come “pezzo di appoggio” per supportare ragionamenti religiosi o per confermare alcune riflessioni tematiche, ma di fare il fondamento di una epistemologia della fede cristiana in tutte le sue dimensioni. L’Idr può fare della Bibbia un documento di conoscenza interessante per gli studenti quando oltre alle conoscenze ne fa cogliere i riflessi sul piano degli atteggiamenti e della valorizzazione anche di gesti, di azioni e comportamenti; la Bibbia può diventare, insomma, una via pragmatica dell’educazione alla cittadinanza attiva. Per formare nei giovani “menti più accoglienti” e atteggiamenti culturali responsabili è importante anche promuovere iniziative e azioni, perché il gesto ha un grande valore educativo. Facciamo qualche esempio : se si fa studiare agli allievi la visione che la Bibbia ha dell’accoglienza dello straniero, si può invitare a scuola uno o più immigrati per un confronto diretto; se si fa un itinerario in cui si pongono gli studenti di fronte alla concezione biblica della giustizia e della legalità, si può creare un confronto con persone che hanno fatto della legalità l’obiettivo della loro vita o che sono impegnati nel commercio equo e solidale; se si affronta il tema biblico della sofferenza , si possono invitare diversamente abili per farli interloquire con gli studenti. Insomma, progettare azioni e iniziative, facendo sempre attenzione a far cogliere agli alunni il valore educativo del gesto, è una strada metodologica interessante. La Bibbia nello svolgimento dei programmi di IRC ha certamente tante possibilità di applicazioni tematiche e di incidere nella formazione degli allievi sia con un riflesso cognitivo( conoscere ciò che la Bibbia insegna), sia con un riflesso sul piano degli atteggiamenti ( capire ciò che la Bibbia indica come orizzonte valoriale per la costruzione della società), sia con un riflesso critico ( cioè l’interpretazione delle grandi questioni dell’esistenza umana). Questi tre riflessi devono armonicamente interagire perché la Bibbia diventi interessante e appetibile. Se si guarda solo al riflesso cognitivista, si rischia di far apparire la Bibbia un libro barboso , pesante e nozionistico e di adeguare l’ora di religione a tutte le altre discipline, spesso definite dagli allievi insopportabili. Se si insiste solo sul riflesso psico-sociale, si rischia di trasformare la Bibbia in una “pezza di appoggio” per supportare discorsi religiosi e di trasformare l’ora di religione in un “contenitore sincretista”, dove l’insegnante pur di farsi seguire fa parlare e “sfogare” i ragazzi con opinioni di vario genere, idee e concetti che non hanno a volte né testa né coda e alle fine rimangono solo opinioni e confusione di idee. Se si insiste sul riflesso critico-problematico, il rischio è che le questioni diventano così grandi che il livello di attenzione può scemare e svanire. Questi tre riflessi: cognitivo, psico – sociale e critico vanno posti in maniera circolare, l’uno deve richiamare l’altro contemporaneamente perché la Bibbia possa essere percepita come documento di cultura e testo della fede per i credenti, ove ogni uomo, al di là delle sue convinzioni, può ritrovare i presupposti per capire le radici della sua identità storica, per comprendere gli orizzonti valoriali significativi e di senso per rendere la società migliore e imparare come è possibile vivere da “civis” nella “civitas”. La Bibbia, dunque, è una grossa risorsa per l’attività didattica dell’IRC atteso del resto che proprio la Bibbia ha avuto grandi definizioni, più o meno evocative, che si sono succedute nel tempo :“Grande codice dell’Occidente”, “grammatica dell’esistenza”, “testo dell’essere nella storia”, “specchio dell’invisibile volto di Dio”, definizioni che chiaramente rivelano la grande pregnanza culturale e religiosa della Bibbia. Addirittura nel 2000 l’ex ministro alla Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, persona non di fede religiosa né di matrice cattolica, in Famiglia cristiana del 10 settembre 2000, definì la Bibbia una “bomba conoscitiva”, auspicandone, addirittura, l’adozione come libro di testo.

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