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La tecnica al servizio dell’uomo. L’esortazione della Magnifica Humanitas di Papa Leone

RIFLESSIONI OLTRE LA SOGLIA


Magnifica Humanitas

“Anche quando le macchine eccellono nell'efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato” Questa affermazione di Papa Leone XIV, contenuta in Magnifica Humanitas al punto 245, coglie in modo straordinario il cuore del dibattito contemporaneo sul rapporto tra tecnologia ed etica. Il Papa intende sottolineare che l'efficienza da sola, non basta; e ci ricorda che se da una parte è vero che le macchine, l'intelligenza artificiale e l'automazione hanno capacità di ottimizzare, calcolare e ridurre l’errore, dall’altra occorre non dimenticare che l’efficienza è solo un mezzo non il fine e che una società perfettamente efficiente ma priva di empatia sarebbe una società disumana. Il richiamo di Leone XIV al “volto umano” evoca immediatamente la filosofia di Emmanuel Lévinas per il quale il volto dell’altro è l'origine stessa della morale. Il volto non si può calcolare; esprime una vulnerabilità, una storia e un’unicità che sfuggono a qualsiasi algoritmo. Da qui l’appello del Pontefice a non dimenticare che solo l’essere umano è capace di guardare nel senso profondo del termine e a riconoscere il valore intrinseco di chi ha di fronte, ascoltarne la sofferenza e rispettarne la dignità. 


La richiesta di essere guardato è un appello alla relazione, alla presenza e al riconoscimento che nessuna tecnologia potrà mai sostituire. E allora nelle parole del Papa c’è un forte richiamo a tutti, e in particolare ai cristiani, a tener presente che   più il mondo si automatizza, più diventa vitale custodire e coltivare ciò che ci rende umani. La tecnica deve rimanere al servizio della persona, e mai il contrario. Questo insegnamento del Papa arriva nel momento in cui quello che nella teoria dovrebbe essere uno strumento di connessione, nella pratica dei social network, si va trasformando nel contrario: una tecnica usata male, che invece di farci "guardare il volto dell’altro" lo cancella o lo distorce. Nei social si consumano diverse derive che tradiscono profondamente l’idea di umanità presente nelle parole del Papa. Anzitutto la riduzione del volto a ‘contenuto’. Sui social, il volto umano sta smettendo di essere un appello alla relazione, diventando invece una merce. Il volto oggi sta per essere ridotto a un’immagine filtrata, modificata, e a un profilo da giudicare, a un dato da monetizzare tramite clic e visualizzazioni. Non guardiamo più l’altro; lo consumiamo.


La tecnica dei social oggi non è neutra: è progettata per massimizzare il tempo che si passa sulla piattaforma. E, allora, cosa trattiene oggi di più sullo schermo? Sicuramente la rabbia, l'indignazione, la polarizzazione; l’algoritmo ormai premia lo scontro anziché l'incontro, trasformando il prossimo in un avversario da aggredire o in un "mi piace" da collezionare. Dietro lo schermo è facilissimo dimenticare che dall’altra parte c'è una persona reale, con la sua sensibilità e le sue fragilità. Venendo meno la presenza fisica -quel volto che chiede di essere guardato negli occhi- crolla anche l'inibizione morale. È così che nascono i linciaggi mediatici, i commenti d’odio e la totale mancanza di rispetto per la dignità altrui. Il paradosso attuale è che siamo più connessi che mai, ma sempre più isolati. Abbiamo migliaia di ‘amici’ virtuali, ma facciamo fatica a incrociare lo sguardo di chi ci sta accanto. Se la tecnica è usata male, la sfida oggi non è distruggere i social, ma riumanizzarli. Significa reimparare a usare questi strumenti con responsabilità, ricordandoci che dietro ogni profilo c'è una biografia, una storia e, appunto, un volto umano.


Il paradosso della connessione: più social, meno umani? Dietro lo schermo è facile dimenticare che dall’altra parte c'è una persona reale, con la sua sensibilità e le sue fragilità. Ed è così che nascono i linciaggi mediatici.

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