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Rinnovare il modo di essere cristiani: intervista al saggista trentino Francesco Roat

“…quindi Dio è nulla. Non che, di conseguenza, egli sia senza essere: egli non è né questo né quello che si possa dire; è un essere sopra ogni essere. È un essere senza essere”. Così Meister Eckhart, teologo, filosofo e mistico del medioevo cristiano, nel “Sermone 82”, definiva, per negazione, la logica di Dio. Ma da questa teologia negativa Eckhart ricavava una visione dell’uomo: solo chi rinuncia alla propria egoità, al proprio individualismo, ha la possibilità di vivere pienamente. Sui “Sermoni tedeschi” di Eckhart è appena stato pubblicato uno studio del saggista, narratore e critico letterario trentino, Francesco Roat: “Nulla volere, sapere, avere” (edizioni Le Lettere), con la presentazione di Marco Vannini. L’autore ha di fatto scritto il primo saggio in italiano sui Sermoni tedeschi, prendendone in esame alcuni inediti in italiano.

Per Roat i sermoni tedeschi sono testimonianza d’un intento meritorio e provocatorio: rinnovare il modo d’esser cristiani In primo luogo aborrendo ogni pratica mercantilistica che veda il rapporto tra uomo e Dio basato sulla trattativa del do ut des: mi comporto in un certo modo per ottenere un qualche ausilio/conforto dalla divinità. La tematica basilare affrontata in questi sermoni sta nel proporre una condotta all’insegna dell’abnegazione e del “distacco”da ogni attaccamento mondano”.

Ma qual è l’attualità del pensiero di Eckhart?

“Come scrivo nel mio libro i Sermoni tedeschi sono testimonianza di una necessità inderogabile – risponde Roat- rinnovare il modo d’essere cristiani, tramite un’adesione al messaggio Cristo che ci faccia letteralmente convertire, ossia mutar vita. Da un’esistenza centrata solo sui bisogni e desideri dell’io all’eliminazione dell’egocentrismo grazie ad una piena fiducia in Dio e tramite un percorso mistico che implica la continua presenza a se stessi e l’accettazione serena della realtà che non ha nulla della passività o dell’apatia, ma che è semmai non-attaccamento e non-dipendenza dall’inessenziale”.

Con quale criterio è avvenuta la scelta dei sermoni?

“È bene precisare che la mia non è un’antologia bensì un’analisi ed un commento dei punti salienti della riflessione di questo grande maestro spirituale, quali emergono appunto soprattutto dalle sue prediche in volgare. Nel testo però sono anche presenti numerosi brani, tratti dall’ultima decina di sermoni eckhartiani pubblicati di recente nella grande edizione critica tedesca, che non erano mai stati tradotti finora in italiano”.

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