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Tre immagini per una paidea formativa dei giovani

RUBRICA Riflessioni oltre la soglia


Oggi, è convinzione generale e sempre più diffusa che la scuola è in forte crisi di identità. Da parecchi anni, è in atto un dibattito nel Paese a livello politico, sociale, culturale, pedagogico; ma i risultati della riflessione, appaiono poco significativi e a volte, contraddittori. Voglio servirmi di tre immagini per delineare alcuni concetti sul senso dell’educazione e della relazione educativa nella conduzione del gruppo classe.



La prima, la prendo da Marco Fabio Quintiliano, vissuto tra il 34 e il 96 d.C, che nella sua Institutio Oratoriae così scrive: “Come un vaso dalla bocca stretta difficilmente si riempie se vi servi il liquido in abbondanza, perché finisce col traboccare, si riempie se invece il liquido vi viene versato a poco a poco, e addirittura a goccia a goccia, e così si deve agire con le menti dei piccoli”. Si deduce che una buona relazione educativa, deve tener conto di due elementi: la continuità e la gradualità. L’educazione, deve procedere adeguando le difficoltà alle successive fasi di sviluppo della persona.


La seconda immagine la prendo da Charles Dickens e da una bella metafora: “Lega un albero di fico nel modo in cui dovrebbe crescere e quando sarai vecchio, potrai sederti alla sua ombra”. Il pensiero che viene, è molto forte: quando i docenti saranno anziani, potranno essere fieri dei giovani passati dalle loro classi se la loro sarà stata una buona relazione educativa; potranno godere di quanto questi ex studenti avranno saputo realizzare positivamente per loro e per la società.


E vado alla terza immagine dal grande Giacomo Leopardi. Nello Zibaldone, 1817/32, afferma: “Il gran torto degli educatori, è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza”.


C’è un’altra grande lezione sull’educazione. Leopardi ci dice quale è l’errore che può compiere un docente nella relazione educativa: “Volere gli studenti a propria immagine e somiglianza”. Se oggi un docente è, a differenza dei giovani, distante da internet, da Facebook, dalla tecnologia e pensa che nel suo processo educativo tutto questo sia inutile; se vuole, come dice Leopardi, che “la vita giovanile non differisca dalla matura”, minimizzando o addirittura disprezzando “la differenza dei gusti e desideri”, è un docente che deve mettersi in discussione, che deve fare una ponderata riflessione per una ‘ri-comprensione’ della propria azione educativa.

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