La scuola è di tutti e la laicità garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione in un sistema di pluralismo confessionale e culturale
- Domenico Pisana

- 7 ore fa
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In riferimento a quanto riportato dalla stampa sul caso del liceo classico ‘Giulio Cesare’ di Roma, ove uno studente sarebbe stato al centro di particolari attenzioni a seguito delle proprie convinzioni religiose, vengono spontanee alcune riflessioni. La scuola è il luogo dove si incontrano due diritti costituzionali che, in questo caso, sono entrati in rotta di collisione: l’art. 33 che afferma la libertà di insegnamento (“L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento”) e l’articolo 19 che sostiene la libertà di professare la propria fede religiosa e la libertà di coscienza. Il punto critico è che la libertà del docente non può mai trasformarsi in un potere di critica distruttiva verso l’identità personale dello studente, che si trova in una posizione di naturale asimmetria e vulnerabilità.
Scuola e Laicità
A scuola si deve evitare il rischio di trasformare la cattedra in un tribunale ideologico; la scuola deve rimanere uno spazio educativo dove il pluralismo permette a ogni studente di formarsi senza il timore di ritorsioni o umiliazioni per le proprie convinzioni. Ci chiediamo: Fino a che punto un insegnante può spingere la critica verso i valori degli studenti per stimolare il pensiero critico? Esiste oggi una forma di intolleranza verso il sacro che viene scambiata per laicità? La laicità non è l’assenza di religione o l’ostilità verso di essa, ma l’equidistanza e la garanzia che ogni fede (o non fede) possa coesistere nello spazio pubblico. Il caso del ‘Giulio Cesare’ descrive una situazione che, se confermata, rappresenta un cortocircuito pedagogico e costituzionale di rara gravità. Non stiamo parlando di un semplice dibattito dialettico tra docente e alunno, ma di una dinamica che sconfina nella discriminazione ideologica.
In Italia, la Corte Costituzionale ha definito la laicità non come indifferenza o rifiuto delle religioni ma come “garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale”. La Fede è un elemento della sfera intima che la scuola ha il dovere di proteggere, non di vivisezionare. Il dato più allarmante è il condizionamento delle valutazioni in coincidenza con l’emergere del credo religioso dello studente. Se un docente usa il registro per punire un’opinione o un’identità, commette un abuso di potere che invalida la funzione stessa della valutazione, che deve essere oggettiva e basata sul merito. L’interrogativo posto dall’articolo pubblicato sul quotidiano Il Tempo, pone una riflessione logica molto efficace: “Cosa accadrebbe se lo studente fosse musulmano?”. In altri termini, si può correre un rischio reale di “doppio standard” nel dibattito pubblico: da una parte si è, giustamente, sensibili verso l’islamofobia o l’antisemitismo e poi si è talvolta ‘distratti’ o apertamente ostili verso il cattolicesimo, percepito da certi ambienti intellettuali come un retaggio culturale da abbattere e da eliminare dalla scuola, dimenticando che dietro il simbolo c’è una persona con i suoi diritti civili.
L'intervento del MIM con un’ispezione è, in questi casi, l’unico modo per ristabilire la gerarchia dei valori costituzionali sopra le dinamiche di un singolo istituto. Certo è che questo caso ci dice che la scuola italiana ha bisogno di riscoprire il significato di ‘scuola di tutti’. Se un liceo storico diventa uno spazio ideologico dove alcune idee sono protette e altre perseguitate, cessa di essere un luogo di istruzione e diventa un centro di indottrinamento. E che la scuola è di tutti, credenti e non credenti, lo sanno bene i docenti di religione cattolica, i quali da anni rendono, nel rispetto della normativa scolastica, il loro insegnamento una presenza culturale per l’educazione integrale degli studenti, portata avanti attraverso il dialogo, il confronto e il rispetto, veri strumenti di inclusione nella diversità.
La Fede è un elemento della sfera intima che la scuola deve proteggere non vivisezionare. Il condizionamento delle valutazioni in coincidenza con l’emergere del credo religioso dello studente è allarmante. Se un docente usa il registro per punire un’opinione o un’identità, commette un abuso di potere.



